Se la SEO è morta, ottimizzerò il suo funerale!

La seo è morta

Ok il titolo dell’articolo è altamente provocatorio e io stesso rischierei di perdere il lavoro, molti clienti e potenziali tali affermando che la SEO è morta e inizio subito col dire che la SEO non morirà mai.

Ma secondo me qualcosa sta cercando di ucciderla e senza girarci troppo intorno dico subito che sono i social network, la geolocalizzazione e gli utenti stessi.

Come possono i social network uccidere la SEO?

Prima di rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro e comprendere a fondo il concetto di SEO e la sua utilità.

La SEO, acronimo di Search Engine Optimization (in italiano ottimizzazione per i motori di ricerca), è una materia rivolta ad migliorare la stuttura on-page e off-page di una terminata pagina web con il fine ultimo di migliorarne il posizionamento in SERP.

Quindi più in alto verrà restituita tale pagina maggiori sono probabilità di prendere click e quindi di attirare traffico su di essa, traffico che se targettizzato rappresenta i tuoi potenziali clienti.

Fatta questa dovuta premessa, i social network minacciano il lavoro di posizionatori e gli investimenti delle aziende per cui lavorano, perchè nelle varie SERP iniziano ad essere presenti sempre più spesso link verso i social network e anche i motori di ricerca stessi stanno stringendo partnership con gli stessi social, vedi accordo tra Google e Twitter.

Aldilà delle SERP, quello che sta cambiando profondamente è l’utilizzo del mezzo internet, infatti se qualche anno fà si trattava di un strumento per pochi “smanettoni”, oggi non è più così.  Basta fermarsi a pensare ai nostri ultimi acquisti che abbiamo effettuato; infatti se non abbiamo comprato direttamente da un ecommerce, quantomeno ci siamo informati online, leggendo opinioni, pareri e consiglio di “opinion leader” del settore o semplicemente di persone comuni come noi. E qual’è il posto migliore di tutti per leggere opinioni o chiedere consigli e parare ad esperti e non? Ovviamente i social network, uno su tutti Facebook, ma non sottovalutiamo i vari Twitter, Friendfeed o siti come Ciao.it e compagnia bella.

Come riportato nella riassunto del giorno dopo del SEO Camp di Parma un evangelista dell’ informatica e di internet in generale afferma che ormai è inutile posizionarsi sui motori di ricerca in quanto, il posizionamento che dovrebbe interessarci è quello a livello di branding dell’azienda e dei prodotti, quindi un qualcosa più rivolto al marketing, in quanto puoi essere primo sui motori di ricerca per la chiave “scarpe rosse” ma se il prodotto che vendi non è qualitativamente alto, gli utenti parleranno male del prodotto e il passaparola sarà sicuramente negativo il che inciderà sulle conversioni.

Inoltre cercando in rete ho trovato presentazione che parla proprio di tale argomento che è stata esposta da Nereo Sciutto di WebRanking.com all’ultimo convegno di GT a dimostrazione che tale tematica viene fortemente sentita tra gli addetti ai lavori.

Utenti, geolocalizzazione e motori di ricerca

Un altro punto chiave in tutto questo discorso è l’utenza che con il passare del tempo diventa sempre più informata e abile nel cercare e trovare quello che gli interessa, motivo per il quale le query, ovvero le ricerche, effettuate su motore di ricerca diventano sempre più precise e lunghe e un tale, Chris Anderson, ha sviluppato una teoria basata proprio su questo, ci ha scritto un libro “The long tail” e credo ci abbia fatto anche molti soldini.

Ecco che quindi entrano in gioco due fattori che condizionano fortemente il posizionamento, ovvero la geolocalizzazione e di riflesso il motore di ricerca stesso (qualcuno penserà che sto vaneggiando, ma ora spiego meglio).

Se negli anni novanta cercavamo “dentista” su google questo ci restituiva una SERP che conteneva secondo lui le migliori pagine web attinenti a tale ricerca.

Se oggi nel 2010 effettuiamo la stessa ricerca scopriamo che oltre alle pagine web sono presenti dei risultati che vengono restituiti specificamente sulla base della località in cui ci troviamo quando effettuiamo la query (nel mio caso Roma).

Serp google geolocalizzata per la query dentista

Quindi come puoi vedere dall’immagine sopra ad influenzare il posizionamento dei risultati è la geolocalizzazione dell’utente che effettua la ricerca.

Se a tutto questo sommiamo che google attraverso il personalized search cambia completamente una determinata serp a seconda della navigazione dell’utente finale allora il lavoro per un posizionatore SEO si fà ancora più complesso.

Conclusioni

Come già detto, la SEO secondo me non morirà mai ma continuerà a cambiare costantemente, il che significa che un buon posizionatore deve aggiornarsi costantemente riguardo tale materia perchè quello che funziona oggi, domani non funziona più e anzi potrebbe diventare addirittura penalizzante, basta pensare che anni fà per posizionare un sito bastava riempirlo di parole chiave mentre oggi la stessa tecnica non porta da nessuna parte anzi si rischia una penalizzazione per keywords stuffing.

I posizionatori SEO del futuro dovranno essere degli abili Copywriter, dovranno conoscere a fondo le dinamiche che permettono ad un sito di posizionarsi e non fare affidamento solo su risultati organici ma come abbiamo visto dare un occhio di riguardo alla geolocalizzazione, al posizionamento di video ed immagini, alla creazione di strategie all’interno dei vari social network.

Fatto sta che se mai un giorno la SEO dovesse morire, ottimizzerò il suo funerale ;-)

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  1. Spettacolare il titolo!

    Comunque un articolo veramente interessante e utile soprattutto anche per me personalmente visto che ho da poco iniziato ad occuparmi di SEO e lavoro sui social in maniera professionale.

    Sono stato contattato da un’azienda pubblicitaria “solo” per fare branding sui social…

    Ciao,
    Matteo

  2. Bellissimo l’articolo, complimenti. Lo slide mi mancava, utile e interessante.

    Grassssie, penso proprio che mi abbonerò ai feed di questo sito :)

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