
Tutto inizia quando facendo un salto su FriendFeed, leggo una nota di SEOguru che recitava le testuali parole:
Lo streaming del SeoCamp http://www.ustream.tv/channel… #goatseo #seocamp (goatseo live › http://www.ustream.tv/channel…)
Capirete che per uno come me appassionato di motori di ricerca, SEO, SEM e compagnia bella avere la possibilità di vedersi comodamente da casa un evento del genere era un opportunità che non potevo perdere e infatti dopo neanche 10 secondi ero subito collegato con la diretta streaming dell’evento.
In chat trovo subito due operatori di settore, Gianlucamat di Studio Promotion e RankLab (non ricordo il nome
) di Posizionamento nei motori i quali mi hanno accolto molto bene e mi hanno fatto mettere a mio agio (come se già non lo fossi).
Inizio quindi ad ascoltare la discussione e a prendere la parola vi era un evangelista dell’informatica, nonchè docente universitario, Giovanni Degli Antoni che da quel che ho potuto capire affermava che è inutile posizionarsi sui motori di ricerca perchè sono le persone che fanno il web e tu puoi essere anche primo per la chiave più competitiva della tua nicchia di mercato ma se alla fin fine la gente parla male di te, dei tuoi prodotti o dei tuoi servizi avere quel posizionamento è inutile e quindi è bene non curarsi del posizionamento di un sito ma piuttosto investire tempo e soldi per offrire agli utenti un servizio/prodotto qualitativamente alto in modo tale che quando un utente chiederà il parere ad altri utenti, ad esempio cercando in rete, troverà utenti che ne parlano bene o addirittura saranno gli utenti stessi a consigliare il tuo servizio o prodotto, che è la cosa migliore in termini “markettari” e di branding (a mio parere).
Si è aperto subito il dibattito, ma come ad un SEO camp si dice che è bene non curarsi del posizionamento sui motori di ricerca? Bhè a quanto pare non era l’unico a sostenere tale tesi infatti più tardi un partecipante afferma che l’algoritmo dei motori di ricerca si sta spostando sempre più verso un ragionamento di tipo umano ed è quindi inutile cercare di avvicinarsi noi alla comprensione di tale algoritmo in quanto è lui che cerca di comprendere noi.
Dopo basata sostanzialmente del valore del feedback degli utenti, il focus si sposta su un altro argomento a mio parere molto interessante prende quindi la parola un operatore di SemBox il quale svela alcune “chicche” del loro modello di business. A differenza della stragrande maggioranza delle web agency il loro modello di business è un pò diverso, infatti si assumo dei “rischi” per conto del cliente tali per cui se determinati obiettivi non vengono raggiunti, loro non vengono pagati, al contrario se gli obiettivi prefissati insieme al cliente vengono raggiunti loro si prendono una percentuale sul guadagnato oltre ad una parcella fissa, che comunque c’è per i costi di start up.
A mio avviso si tratta di un modello di business win/win in quanto la web agency sarà motivata al massimo a fare bene in quanto, meglio farà più guadagnerà e più guadagna la web agency più sta guadagnando il cliente.
Subito dopo la discussione si sposta su un punto a mio avviso molto interessante ovvero il fatto che molto spesso web agency o consulenti freelance ricevono richieste tramite mail in cui il potenziale cliente esordisce con frasi tipo: “Voglio essere primo per la chiave hotel a roma”, “Voglio scavalcare il mio competitor per questa parola chiave”, ecc.; ma quasi mai questi potenziali clienti parlano di obiettivi, ovvero perchè vuoi essere primo per quella chiave, cosa c’è sotto?
E qui entra in gioco la bravura di un buon consulente SEO/SEM che dovrebbe prendersi circa 15 minuti per rispondere all’email del potenziale cliente e far in modo che questo risponda riformulando la richiesta e che quindi dimostri una presa di coscienza a riguardo. Infatti essere primo per chiavi altamente competitive non è detto che equivalga a vendite e quindi a conversioni bisognerebbe quindi puntare su keyprhase anzichè su keywords secche, come ha ben esposto Chris Anderson nel suo libro The long tail.
Infine il dibattito più acceso che ho potuto seguire ha riguardato il concetto di crowdsourcing legato al fattore gratis, che a mio parere stanno ad indicare il successo.
Ma cos’è il crowdsourcing?
Semplicissimo il crowdsourcing è un modello di business in cui alcune risorse (es. grafici, SEO, SEM, project manager, ecc) sono collegate tra loro grazie alla rete e sono accessibili alle aziende per lo sviluppo di un progetto senza che però tali risorse siano già organizzate in un team (correggetemi se sbaglio).
Se in più a questo modello aggiungiamo un fattore gratis ecco che il successo è garantito.
Un esempio di questo modello di business è stato adottato proprio dall’organizzatore del SEOcamp di Parma, e lo puoi vedere attuato sul suo sito GOatSEO. Tale modello sostanzialmente funziona così:
Dopo queste scoperte sicuramente darò una rivisitata al mio modello di business e magari sfrutto anche i 15 minuti di consulenza gratuita messi a disposizione da Simone
Il SEOcamp di Parma è stato un evento eccezionale, perchè:
Il mio ringraziamento più grande và a chi mi ha permesso di seguire tale evento in diretta streaming by Alessandro e Andre.
3 Commenti
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ciao, bellissimo riassunto di una delle parti più dense
ho messo online anche la versione on-demand se ti eri perso qualcosa, stasera vedo anche di trascrivere gli interventi
@ simo:
Ciao Simone grazie del tuo commento, se posso esserti utile nella trascrizione ho un programmino (Naturally Speaking Dragon) che dall’mp3 (o altri tipi di file audio) ne fà la trascrizione.
Ovviamente dopo questa risposta sarà mia cura aggiornare l’articolo con il link all’ on-demand a cui sicuramente darò un occhiata in quanto mi sono perso una delle parti che più mi interessava quella dedicata al tanto amato Wordpress
@ Luigi:
Benvenuto in SPAM
[...] riportato nella riassunto del giorno dopo del SEO Camp di Parma un evangelista dell’ informatica e di internet in generale afferma che ormai è inutile [...]